La trombosi venosa profonda (TVP) è una delle malattie cardiovascolari più diffuse: si stima che colpisca circa 1 adulto su 1000 nel corso dell’intero arco di vita.

Cos’è la trombosi venosa profonda

Si definisce “trombosi” la formazione di un trombo, cioè un coagulo di sangue, all’interno di un vaso sanguigno.

I trombi, una volta che si sono formati, hanno la tendenza a crescere nel tempo e possono raggiungere diversi centimetri di lunghezza e di spessore, arrivando talvolta ad ostruire il vaso in modo parziale o totale.

Se il trombo si forma all’interno di una vena profonda di un arto si parla di trombosi venosa profonda (TVP); ciò accade in genere nelle vene profonde delle gambe, soprattutto dei polpacci, ma a volte anche nelle vene delle braccia o in quelle del bacino.

Normalmente il processo di coagulazione del sangue si attiva in seguito a una ferita che lesiona i vasi sanguigni, con lo scopo di fermare l’emorragia; se però non c’è un sanguinamento da arrestare, e quindi il processo si attiva spontaneamente, la formazione inappropriata di un coagulo può diventare pericolosa.

Cause della trombosi venosa profonda

Ci sono tre motivi che determinano la formazione di un coagulo e che stanno alla base di una TVP:

Aumentata tendenza del sangue a coagulare
Esistono condizioni genetiche (quali ad esempio la mutazione del fattore V di Leiden) e alcune patologie ematologiche che rendono il sangue più facilmente coagulabile rispetto al livello fisiologico.

Sono fattori di rischio per TVP anche alcuni farmaci, come i contraccettivi orali e i preparati a base di estrogeni, il fumo di sigaretta, l’obesità e molti tumori, perché aumentano la tendenza alla coagulazione.

Lesione della parete della vena
Lo strato più interno della parete della vena (tonaca intima) può essere lesionato nel corso di una procedura chirurgica o a causa di un evento traumatico. Quando il sangue scorre a contatto con la parete lesionata, è più probabile che si aggreghi a formare un trombo.

Rallentamento del flusso sanguigno
Il sangue normalmente rimane fluido mentre circola, però se il suo flusso rallenta è possibile che si formino dei trombi.

Ciò accade solitamente nei pazienti immobilizzati a letto per lunghi periodi, ad esempio dopo che hanno subito un intervento chirurgico, oppure nei soggetti che rimangono seduti e fermi per molte ore durante un lungo viaggio aereo. In quest’ultimo caso, però, la trombosi insorge solo se ci sono contemporaneamente anche altri fattori predisponenti.

Anche avere una gamba ingessata, il cui movimento è quindi completamente inibito, può essere un fattore di rischio in quanto vi è un rallentamento nel regolare flusso del sangue.

Sintomi

Circa la metà dei pazienti con TVP non avverte alcun sintomo e non scopre di avere la patologia se non alla manifestazione di eventuali complicanze; negli altri casi, invece, l’arto interessato appare più gonfio e dolente, perché il deflusso del sangue è di fatto ostacolato e la pelle assume un colore rossastro oltre a diventare più calda.

Complicanze

La complicanza più temibile della trombosi venosa profonda è l’embolia polmonare, che avviene quando il trombo si distacca dal punto in cui si è creato, forma un embolo, e viaggia nel circolo ematico finché raggiunge le arterie dei polmoni.

Se il trombo è di piccole dimensioni, una volta giunto ai polmoni può occludere una piccola arteria e causare la morte del tessuto polmonare che viene nutrito da quell’arteria (infarto polmonare); se invece il trombo che arriva ai polmoni è molto grande, allora può causare un’embolia polmonare massiva, che si manifesta con un drastico calo della pressione sanguigna, dolore toracico e dispnea (difficoltà a respirare), ed è potenzialmente letale.

Diagnosi della trombosi venosa profonda

La diagnosi della trombosi venosa profonda inizia da un’accurata anamnesi dei fattori di rischio e della storia clinica del paziente, mentre può essere completata anche in regime ambulatoriale da alcune semplici manovre semeiologiche (la “visita” del Medico) che palesano la patologia.

Se all’esame obiettivo non è stata raggiunta una conclusione chiara il paziente può sottoporsi ad alcuni accertamenti per individuare l’effettiva presenza di un trombo:

  • EcocolorDoppler venoso degli arti: è un esame non invasivo che consente di studiare visivamente i vasi sanguigni e il flusso del sangue al loro interno; come un’ecografia classica, si effettua in pochi minuti applicando del gel sulla pelle dell’arto sospetto su cui si appoggia poi la sonda ecografica.
  • Analisi del sangue con ricerca del d-dimero: il D-dimero è una molecola che si forma nel sangue quando è in atto il processo della coagulazione. Il suo valore può essere alto se si è appena formato un trombo (anche se un rialzo del valore di per sé può essere legato ad una moltitudine di altre condizioni), mentre se invece l’esame risulta negativo si può escludere con certezza quasi assoluta che il paziente abbia una TVP.

Per alcuni pazienti può essere necessario eseguire anche un terzo esame, l’Angio-TAC che consente di studiare anche il circolo polmonare per valutare la presenza di embolia polmonare.

Terapia

L’obiettivo principale della terapia della TVP è prevenire l’embolia polmonare.

Il trattamento prevede l’utilizzo di farmaci anticoagulanti, per evitare che si formino dei nuovi trombi e che quelli già presenti diventino più grandi.

Sono esempi di farmaci anticoagulanti l’eparina a basso peso molecolare, il warfarin (Coumadin), e i NAO (nuovi anticoagulanti orali). In aggiunta alla terapia anticoagulante il medico può raccomandare l’utilizzo di calze a compressione graduata.

Per disgregare i trombi già formati si utilizzano invece i farmaci trombolitici. Questi farmaci però non vengono impiegati spesso, perché sono accompagnati da un maggior rischio di sanguinamenti e perché sono efficaci solo se somministrati a poche ore dalla formazione del trombo.

La disgregazione del coagulo può essere eseguita anche attraverso una procedura chirurgica, chiamata trombolisi catetere-guidata che prevede l’inserimento di un catetere venoso fino al trombo, che viene poi dissolto meccanicamente o attraverso il rilascio dei farmaci trombolitici.

Prevenzione della trombosi venosa profonda

È importante che tutti i soggetti con fattori di rischio per trombosi adottino una strategia preventiva, soprattutto i pazienti allettati e coloro che hanno già avuto un episodio di questa patologia.

La prevenzione si basa su esercizi fisici che comportino la contrazione dei polpacci, ad esempio: camminare, alzare e abbassare i talloni e roteare le caviglie mentre si tengono le dita dei piedi ferme a terra.

Se il paziente deve affrontare un lungo viaggio in auto o in aereo è fondamentale che si alzi regolarmente a camminare e che esegua questi esercizi.

L’utilizzo delle calze a compressione graduata invece è una metodica preventiva utilizzata in particolare prima e dopo gli interventi chirurgici.

La prevenzione va sempre e comunque associata ad uno stile di vita sano, che comprende attività fisica regolare, una dieta equilibrata e astinenza dal fumo di sigaretta.

Diagnosi e Cura della trombosi venosa con CardioCenter

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Responsabilità dei contenutiSupervisione editoriale e scientifica
Dr Giuseppe Lavecchia – Specialista in Cardiologia
Dr Maurizio Lombardi – Specialista in Angiologia
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Fonti Bibliografiche

Thachil J. Deep vein thrombosis. Hematology. 2014 Jul;19(5):309-10. doi: 10.1179/1024533214Z.000000000284. PMID: 24939044.

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